Riso, Fava scrive a UE: ok a importazioni solidali ma contingentate, oltre soglia applicare dazi

05 aprile 2017 - (Lnews - Milano) L'assessore all'Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, ha scritto al commissario europeo all'Agricoltura e Sviluppo rurale, Phil Hogan, chiedendo di "contingentare gli stock di riso da importare dai Paesi meno avanzati (Pma), ponendo quindi un limite oltre al quale dovranno doverosamente scattare i dazi doganali". L'analisi dell'assessore Fava, che sottolinea a Hogan come la produzione di riso in Lombardia rappresenti "circa il 50% della produzione italiana", con una presenza di "circa il 70% delle industrie di trasformazione italiane".

CRESCITA ELEVATA DI IMPORTAZIONI - La morte della risicoltura lombarda è provocata da diversi fattori concomitanti, che Fava elenca nella missiva a Hogan, partendo dal 1° settembre 2009, da quando cioè ha preso il via la completa liberalizzazione delle importazioni dai Pma. Si è assistito a "una crescita progressiva delle importazioni totali dell'Ue (+65% dalla campagna 08/09 alla campagna 15/16), raggiungendo il record di 1,34 milioni di tonnellate nella campagna 2015/2016; un rilevante incremento delle importazioni di riso semigreggio Basmati (+97% dalla campagna 08/09 alla campagna 15/16); un aumento spropositato sia delle importazioni di risone dai Paesi Africani, dei Caraibi e del Pacifico (+5.650% dalla campagna 08/09 alla campagna 15/16) sia delle importazioni di riso lavorato dai PMA (+4.440% dalla campagna 08/09 alla campagna 15/16); un incremento delle importazioni di riso lavorato in piccole confezioni (+45% dal 2013 al 2016, monitorati dalla Commissione per anno solare)".

ALTO RISCHIO - E le conseguenze potrebbero diventare rilevanti anche a livello ambientale. "Siamo di fronte al pericolo che un intero ecosistema, caratterizzato da 200.000 ettari di zone umide, sparisca", scrive Fava.

STRUMENTO DI FORTE CRITICITA' -L'assessore lombardo si dichiara "sicuramente d'accordo con le motivazioni umanitarie che hanno spinto la Commissione a sottoscrivere gli accordi Eba", ma osserva che "lo strumento, senza gli opportuni contrappesi, è diventato un elemento di forte criticità che mina i redditi dei produttori risicoli comunitari".

ATTENZIONE A SLANCIO UMANITARIO SENZA REGOLE - "Nulla in contrario alle importazioni dai Paesi meno avanzati - scrive Fava- ma non possiamo correre il rischio che, in uno slancio umanitario senza regole, il riso lombardo venga totalmente rimpiazzato da prodotto estero, perché così avremmo come risultato solamente l'impoverimento dei nostri produttori".

ESEMPIO BIRMANO - Un esempio concreto potrebbe essere quello della Birmania, il cui stock esportato potrebbe essere incrementato a dazio zero di 100 volte rispetto a quanto oggi è inviato in Europa. "Garantiamo volumi di import che riteniamo solidali - scrive ancora Fava - superati i quali, però, applichiamo un dazio. Altrimenti la risicoltura europea scomparirà per sempre".

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