Roberto Calderoli: «Ora siamo in guerra Dobbiamo reagire»

image«È guerra. Gli unici a non essersene accorti siamo noi». Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato ed esponente di primo piano della Lega Nord, non ha dubbi sugli scenari che gli attentati del «venerdì di sangue» rivendicati dall’Isis, determinano nel presente per i Paesi dell’Europa e non solo. Sotto accusa, da parte di Calderoli, la gestione italiana ed europea dei dossier che riguardano il terrorismo, l’immigrazione massiva e la promozione del network internazionale delle «primavere arabe»: «Visti i risultati chiamiamole "autunni", che è meglio».

 

Senatore, contro chi saremmo in guerra?

«Contro un integralismo islamico che ormai da anni ha dichiarato guerra. E noi al mitragliatore rispondiamo con le chiacchiere».

Gli analisti dicono che intervenire sarebbe un atto di guerra, un’invasione, senza permesso dell’Onu...

«Oggi non è più una dichiarazione: c’è la guerra, quindi o l’Onu interviene o ciascun Stato dovrà fare per conto proprio. Eventualità, quest’ultima, che probabilmente rappresenta la soluzione sbagliata perché in questo momento non c’è un attacco nei confronti di un Paese, ma siamo tutti presi di mira».

Dove si dovrebbe colpire a suo avviso?

«Ci sono dei punti dove questo terrorismo viene organizzato e foraggiato. Prima bisogna colpire la testa e dopo i tentacoli. Per ciò che ci riguarda, il nostro tentacolo più pericoloso è quello della Libia e dei Paesi che affacciano sul Mediterraneo».

Sta dicendo che dovremmo andare in Libia?

«Fatto salvo che nessuno vuole andare a invadere la Libia, creare uno sbarramento rispetto alle acque territoriali sì. Per difendere i confini nostri e dell’Europa».

Il governo Renzi come si sta comportando?

«Sta ignorando il problema. Sta affrontando, perché se l’è trovato sulla testa, il problema dell’immigrazione. Ma davanti allo scenario del terrorismo che diventa guerra... è chiaro come con l’immigrazione siano due facce della stessa medaglia. Si usa l’immigrazione per infiltrare i territori e poter fare da dentro la guerra».

Cosa dovremmo fare davanti al problema immigrazione?

«La politica che facemmo al governo: respingimenti e rimpatri».

Alcuni terroristi però, lo abbiamo visto a Parigi, sono coltivati «in casa».

«Questo è il frutto di chi li ha fatti arrivare. C’è un codice comportamentale, esiste un codice civile e penale. È ciò che uno si deve impegnare a rispettare: le nostre leggi. Se chi è qui sottoscrive quest’accordo bene. Sennò se ne va, prima o seconda generazione che sia».

In Tunisia, dopo l’ultima strage, hanno risposto chiudendo ottanta moschee.

«La moschea in senso stretto come luogo di culto rientra nella libertà di religione. Il problema è tutto ciò che ruota attorno, soprattutto i centri islamici: dove invece la religione non diventa libertà di culto ma la scusa per formare degli integralisti».

A proposito della Libia. La Lega, ai tempi, era d’accordo o no a mandare truppe per detronizzare Gheddafi?

«No. È stata sciocchezza. Chi ha determinato quell’attacco, Sarkozy, lo ha fatto per tutelare i suoi interessi. E ricordo come non ci fu solo Gheddafi: andare a destabilizzare togliendo di mezzo coloro i quali in quel momento erano in grado di mantenere il controllo di una situazione, piacessero o meno, è stato un grave errore».

Detto da lei a maggior ragione: si sa che i suoi rapporti con il Colonello non sono mai stati ottimi, a causa della famosa maglietta anti-Islam che indossò...

«Siamo stati come il cane e il gatto. Ci siamo fatti la guerra per una vita. Al punto che lui vietò che io facessi il vicepresidente del Consiglio, fece di tutto per farmi dimettere e perché non facessi mai più il ministro minacciando che non avrebbe più fornito petrolio e gas. Nella realtà tutto ciò accadde perché ero venuto a conoscenza di un suo figlio ospite in una struttura di disintossicazione. Lui sapeva che io ero al corrente delle sue vicissitudini famigliari».

Ci sta dicendo che la rivolta contro l’ambasciata italiana non fu a causa della maglietta?

«In Libia non sapevano nemmeno l’esistenza di quella vicenda. Fu lui ad animare quella rivolta».

Insomma, crede che l’Occidente abbia sbagliato sostenendo a prescindere le «primavere arabe».

«Le cosiddette "primavere arabe" hanno destabilizzato una parte del mondo. E questo è il risultato: l’arrivo degli "autunni arabi"».

Torniamo in Italia. Il sindaco di Palermo propone di abolire il permesso di soggiorno.

«Si continua a parlare di particolari ridicoli rispetto a un problema che è gigantesco. Provi a guardare i tassi di disoccupazione, i tassi delle carceri italiane...».

Il ministro Alfano adesso parla di rimpatri...

«Mi sembra che il governo si stia "Lega-lizzando". Renzi che dice la sinistra deve abbattere un totem e capire che ci vogliono i respingimenti; Alfano che dice che bisogna chiudere i campi rom. Alla fine non so quanto questo lo facciano nell’interesse del Paese e quanto invece rispetto a un risultato elettorale di cui stanno leggendo i numeri. Perché capiscono bene che l’immigrazione è l’argomento su cui questo governo andrà a casa».

 
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