Sertori (Lega, Sondrio): "Dopo nuova autonomia, uniti e senza personalismi si può puntare a Roma"

sertoriAd una settimana dalla storica legge con cui Regione Lombardia riconosce ampia autonomia alla Provincia di Sondrio il parere dell'ex Presidente.

Il 30 giugno il Consiglio regionale ha approvato la legge di riforma del sistema delle autonomie locali in Lombardia. La Provincia di Sondrio manterrà le competenze in materia di concessione e autorizzazione per le grandi derivazioni idrolettriche. Riconosciute anche altre funzioni: piano cave, filiera bosco-legno, gestione degli impianti di risalita. Inserita anche la compartecipazione agli introiti derivanti dal bollo auto. A conti fatti circa 20 milioni di euro per Palazzo Muzio, risorse che saranno in parte impiegate anche per far fronte alle spese correnti, scongiurando così un default ormai annunciato dopo il taglio previsto dalla finanziaria di 12 milioni di euro per il 2015 (15 milioni di euro nel 2016 e 17 milioni nel 2017) su un bilancio complessivo di 24. Abbiamo chiesto all'ultimo presidente della Provincia di Sondrio eletto, Massimo Sertori, quale sia la sua opinione e cosa resti da fare dopo questo primo e importante passo perchè l'autonomia della Valtellina si compia definitivamente.

Sertori secondo lei quali sono state le premesse che hanno consentito di arrivare a questo punto?

Se siamo arrivati fin qui lo dobbiamo al popolo valtellinese che, circa 3 anni fa, in netta controdendenza rispetto all'opinione pubblica di allora, si attivò e aderì alla campagna di raccolta firme per difendere la propria Provincia. Un passaggio cruciale alla vigilia della riduzione del numero delle Province italiane. Le oltre 27.000 firme raccolte, infatti, contribuirono ad attirare l'attenzione e dunque convincere l'allora Governo tecnico di Mario Monti a riconoscere e mantenere le Province interamente montane di Sondrio e Belluno, fin da allora unite in questa battaglia. Il decreto legge non fu convertito in legge poiché nel frattempo il Governo cadde e alla presidenza subentrò Enrico Letta. Letta e il suo ministro Delrio recepirono quanto disposto dal loro predecessore Monti (la maggioranza era la stessa), concedendo però il minimo sindacale alle Province di Sondrio e Belluno, riconosciute sì come Province interamente montane, ma declassete, come tutte le altre, ad enti di secondo livello. Questi sono i fatti.

Al di là delle maggiori risorse, che cosa cambierà per la Provincia di Sondrio con questa legge regionale?

Per prima cosa la nostra Provincia non fallirà. E questo non mi pare poco. Quindi, grazie alla legge Regionale, avremo maggiori risorse, maggiori deleghe e competenze. Dubito però che l'attuale assetto della Provincia possa garantire l'efficenza di un ente tanto complesso, la cui missione è quella di rappresentare l'intero territorio. Ci vuole, infatti, una regia politica unitaria e condivisa, espressione della reale e concreta volontà degli elettori. Ritengo, quindi, che questo processo debba proseguire verso una maggiore e completa autonomia. Mi auguro che i valtellinesi e i valchiavennaschi, come già dimostrato più volte, sappiano, insieme a tutti i partiti, manifestare la loro piena e convinta volontà per raggiungere due obiettivi che ritengo imprescindibili.

Ovvero?

Superando personalismi e protagonismi, ritengo che le azioni da portare avanti con determinazione e condivisione siano le seguenti: esigere che il Governo, a completamento di questa nuova autonomia, ripristini l'elezione diretta del presidente e dei consiglieri della Provincia ed elimini i tagli imposti dalla Finanziaria; procedere, una volta ottenuta l'elezione diretta di presidente e consiglieri, ad una riforma complessiva degli enti locali, eliminando le Comunità Montane, il Bim e favorendo un virtuoso processo di aggregrazione dei Comuni. Una semplificazione necessaria che ritengo debba essere un percorso ragionato e condiviso. In tal modo tutte le risorse, economiche e umane, sarebbero ottimizzate e concentrate nel miglior funzionamento della Provincia, interamente montana e "autonoma", di Sondrio. In qualità di vice sindaco di Ponte in Valtellina, per esempio, io sarei favorevole alla fusione del mio Comune con quello di Chiuro. E' chiaro che ogni comunità ha la propria storia e identità, quindi sono tutti passaggi che devono essere maturati a livello locale e non certo imposti da Roma.

Ma lei crede che questo possa avverarsi e che i campalinismi, come sempre accade in Valtellina, non prevarranno?

Questo è quel che mi auguro, questa è la sola via percorribile se davvero abbiamo a cuore la nostra terra e non la visibilità personale. Sono certo che i nostri cittadini vogliono una provincia autonoma e un sistema istituzinale semplificato. L'elezione diretta di un presidente che abbia una visione complessiva e la soppressione di tutti gli altri enti di secondo livello fovorirebbero tutti quei progetti strategici a beneficio dello sviluppo e della crescita dell'intero territorio. A maggior ragione, ritengo che questo sia una passaggio obbligato se vogliamo ridare peso e credibilità istituzionale ad una provincia che, come ben sappiamo, ha uno scarso peso politico. Questa è la sola risposta alla spinta centralista del Governo Renzi che, fino ad oggi, abbiamo subito. Basti pensare anche al caso della riforma delle banche popolari che inevitabilmente toccherà anche i nostri due istituti di credito.

Per il momento, dunque, possiamo parlare solo di un'accenno di autonomia?

Quanto deliberato dal Governo di Maroni, grazie anche al consistente impegno del sottosegretario alla presidenza Ugo Parolo, è l'inizio di un grande cambiamento, ora però Valtellina e Valchiavenna sono chiamate a crederci fino in fondo. La Regione con questo provvedimento ha fatto molto per la Valtellina. Il Governo Maroni ha proposto e, con coerenza, aderito alla più ampia visione che maggior autonomia significa maggior efficenza. Il ripristino dell'elezione diretta del presidente della Provinca, il riassetto degli enti locali e quindi successivamente l'eventuale rivisitazione degli attuali confini (pensiamo alla richiesta di Colico) sarebbero l'ideale e positiva conclusione di un processo difficile e, dal mio punto di vista, molto coraggioso di cui sono certo le nostre comunità, i nostri amministratori e i nostri politici saranno all'altezza. Siamo a metà dell'opera, dobbiamo finire ciò che, tutti insieme, abbiamo iniziato.

Ma lei che cosa intende fare, questa analisi cela un rinnovato interesse per la politica locale?

Ho sempre avuto a cuore il bene della mia Terra. La politica, una politica di servizio, rimane una delle mie passioni.

E che cosa osserva invece in ambito nazionale ed europeo?

A livello nazionale sottolineo ancora una volta che abbiamo un Governo non eletto e sempre più in difficoltà, credo, e spero, che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne. A livello europeo, dopo quanto accaduto nei giorni scorsi in Grecia, mi auguro un radicale cambio di marcia, una nuova Europa che superi i disastrosi limiti che ha mostrato fino ad oggi. Siamo di certo in una fase molto delicata, ma di grande fermento e dunque con enormi potenzialità, sta ai cittadini scegliere.

Quale è la visione del suo partito e del suo leader Matteo Salvini?

Credo sia naturale che Salvini, anche alla luce del risultato delle ultime elezioni regionali, si proponga come leader di un'area politica alternativa a qualla che attualmente governa il Paese. E' ormai anacronistico parlare di centro destra e centro sinistra, non possiamo più perdere tempo e dobbiamo parlare di progetti, di obiettivi concreti. Salvini sta lavorando per la sostanziale riforma di un'Italia rimasta per troppo tempo al palo, legata agli schemi di un sistema ormai vecchio e pesante. Non è più possibile pensare semplicemente di rispondere alle innumerevoli e quotidiane emergenze, bisogna cambiare radicalmente. Un cambiamento non imposto ma partecipato e condiviso. Per questo credo sia necessario dialogare con chi oggi ha rinunciato al voto. Il popolo, benché deluso e disilluso, deve tornare a partecipare ad essere protagonista dei cambiamenti. Comprendo che in tutti questi anni numerosi esponenti politici italiani abbiano contribuito ad alimentare questo sentimento di cinica rassegnazione che dilaga fra gli italiani. Così facendo, però, chi si allontana dalla discussione e sposa il disimpegno da ampio potere a tutti coloro che usano la politica per il proprio personale tornaconto, ai poteri forti e dunque continuerà a subire. La vera ribellione non è l'astensionismo ma l'impegno.

Appunto i cittadini sono stanchi e disillusi; e secondo lei Salvini rappresenta una valida alternativa? Ma è certo che Salvini un difetto, anche piccolo, proprio non ce l'abbia?

Prima che politicamente io stimo Salvini dal punto di vista umano soprattutto perché è una persona autentica e non cinica. Nella vita reale questo non rappresenta un problema, anzi è un pregio, indice di grande passione e trasparenza. In politica, a volte, soprattutto in Italia, questa mancanza di cinismo e calcolo potrebbero essere un difetto. Credo però che Salvini sarà in grado di trasformare questa sua umana caratteristica in una risorsa anche in politica, perché di autentica passione l'Italia ha bisogno per riscoprirsi un Paese che vuole essere protagonista della propria storia.

 

@CaterinaConforto per ValtellinaNews.it

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