Roberto Calderoli: «Così ho sfornato gli emendamenti»

calderoli-640La sua spada di Damocle è una banale chiavetta usb. Cinquecentomila emendamenti già depositati e altri 6 milioni pronti a materializzarsi con un semplice clic a settembre, quando la riforma del Senato approderà in Commissione. «Mi sono attrezzato - spiega guascone Roberto Calderoli -. Ho un programmino informatico che da un testo base è capace di ricavare decine di migliaia di varianti. Si cambia una parola, un articolo, un numero, e il giochino è fatto». A gennaio, per il primo passaggio, si era «accontentato» di sfornarne 44 mila.

Curioso destino, quello dell’ex ministro alla Semplificazione, che nel marzo 2010 si improvvisò Nerone per incenerire 375 mila tra leggi e regolamenti. Ora la battaglia si profila di tenore opposto e passa proprio dalla produzione di carta (seppure, al momento, solo virtuale). «Così com’è questa riforma del Senato non passerà» tuona Calderoli. La sua chiavetta è un’arma di «dissuasione di massa» per indurre Matteo Renzi ad ascoltare le richieste che salgono da Palazzo Madama.

Una su tutte: reintrodurre l’elezione diretta dei senatori. Secondo l’ex ministro pd Vannino Chiti sarebbero almeno 141 i voti a favore della modifica, ma c’è chi calcola che si possa arrivare ben oltre quota 160 (la maggioranza assoluta) e magari anche a 170. «Macché - ridacchia Calderoli - i malpancisti sono almeno 200. Se Renzi non si ferma va a sbattere». Il senatore leghista è unanimemente riconosciuto come un grande esperto di taglia e cuci istituzionale, la perizia con cui si muove tra articoli, commi e regolamenti ne ha fatto una sorta di Grande vecchio per chi voglia esercitarsi nella guerriglia parlamentare. «Stavolta la minoranza pd non tornerà indietro. Lo vedo come vengono trattati da appestati».

 

Torna l’ipotesi di un patto del Nazareno bis. «Con Berlusconi ho parlato - spiega Calderoli -. Dice che non ha intenzione di ristabilire un rapporto con Renzi, ma qualche timore ce l’ho. Si sussurra che sarebbe disposto a votare la riforma del Senato in cambio di una modifica dell’Italicum per tornare al premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista più votata. Spero non sia vero perché così sancirebbe l’eutanasia di Forza Italia...». Cioè, rottura totale con la Lega in una stagione in cui andranno al voto quasi tutte le più importanti città (Milano, Torino, Bologna, Napoli e forse Roma).

Lo scenario pare da vigilia di un conflitto dirompente su diversi fronti, eppure per Calderoli la soluzione è più vicina di quanto non paia. Lo spiega così: «Renzi deve essere realista. Se accetta il ritorno al Senato elettivo, magari attraverso il cosiddetto “listino”, può ottenere il risultato storico di una riforma votata dall’80% del Parlamento. Ho parlato anche con lui e mi ha confidato che su questo fronte è disponibile mentre non accetta alcuna modifica all’Italicum. Il ministro Boschi è più rigida, ma qui si tratta di trovare una via d’uscita che consenta di reintrodurre l’elettività senza che questo appaia una vittoria della minoranza pd». Un traguardo che non sembra così difficile da raggiungere. «Se la richiesta di modifica viene da un ampio schieramento sarebbe un segno di apertura e di lungimiranza accettarla. I vecchi democristiani erano maestri in questo - conclude Calderoli - Renzi smetta di fare proclami e dimostri di saper essere concreto».

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